Zoë è una giovanissima cantautrice torinese che ha da qualche settimana pubblicato il suo lavoro discografico d’esordio con Native Divisione Records. Con una proposta musicale intima e delicata che unisce suggestioni electro-pop a influenze soul e jazz, Zoë sta raccogliendo interesse ed apprezzamenti da pubblico ed addetti ai lavori grazie all’ep Alta Marea, un viaggio di sole tre tracce che però delinea già bene un universo espressivo denso di contenuti ed atmosfere sognanti che la giovanissima artista ha saputo tracciare con grazia e gusto, a segnalare l’inizio di un percorso di carriera che non possiamo che augurarci continui nel tempo e confermi le ottime impressioni iniziali.

Oggi abbiamo avuto l’opportunità di incontrare Zoë per scoprire di più su di lei e sulla sua musica.

Ciao Zoë, partiamo dalle presentazioni. Raccontaci di te e da dove parte la tua passione per la musica.

Io sono nata a Torino e ho sempre vissuto qui, ma amo viaggiare e non intendo assolutamente passare tutta la mia vita nello stesso posto. Ho sempre amato cantare e da piccola con mia cugina sognavamo di fare una band insieme, immaginavamo di girare il mondo e fare ciò che amiamo!Ma il momento in cui ho saputo senza alcun dubbio che la mia strada era la musica è stata la prima volta in cui ho avuto la possibilità di toccare un pianoforte. Ero ad una festa di compleanno, c’era un bellissimo pianoforte lì a disposizione di chiunque avesse voluto cimentarsi. Purtroppo nessun altro poté toccarlo per quel pomeriggio, perché passai tutto il tempo a giocare con i tasti in adorazione. Non sono mai stata guidata verso la musica, potremmo dire che sia stata la musica a guidare me e ad indicarmi la strada.

Alta Marea contiene tre tracce, come e quando sono state composte?

Le tre tracce di Alta Marea sono state composte in tre momenti diversi. La prima, Sott’acqua, l’ho scritta qualche anno fa. Mi trovavo nella meravigliosa Sicilia, davanti ad un mare limpido che è riuscito a trasformare i miei pensieri in melodia. Mi sono portata dietro questa canzone per qualche anno e solo a mente lucida sono riuscita a descrivere a pieno quello che provavo. In ordine cronologico la seconda ad essere composta è stata Dove Sei?, che ho scritto durante i miei sei mesi in Canada. Nasce dall’impotenza che provavo davanti ad una situazione difficile che una persona a me cara ha dovuto vivere. Quando mi ha raccontato cos’era successo mi sono sentita svuotata, ho cancellato tutti i miei piani e sono andata a mangiare qualcosa in un grande centro commerciale, era proprio l’immagine della desolazione raccontata dai film americani. Ho pianto per ore e ho scritto di getto tutta la canzone il giorno dopo. Infine Oblò nasce dopo il mio ritorno dal Canada. Non mi sentivo a casa né in Italia né in Canada, e l’unica cosa che mi ha aiutato a comprendermi è stato cercare di dare un volto ai miei sentimenti.

Come si è svolta la produzione delle canzoni e quanto questo processo ha influito su quello che oggi possiamo ascoltare?

La produzione si è svolta principalmente a distanza perché il progetto è iniziato durante il primo lockdown, ma nonostante tutti i lati negativi che può avere una situazione del genere, sono grata di aver avuto la possibilità di concentrarmi sulla mia passione e i miei sentimenti come mai prima d’ora. Poi tornare in uno studio di registrazione è stata un’emozione, ed è stato bello lavorare con persone nuove e interessanti. Sono davvero grata per le persone che mi hanno accompagnata in questo percorso, fanno tutti parte di ciò che si può sentire adesso.

La canzone Oblò sta andando molto bene su Spotify. Raccontaci qualcosa in più sul messaggio di questo brano.

Questo brano come ho detto prima nasce dopo il mio ritorno dal Canada. Sono sicura che tutte le persone che hanno vissuto un’esperienza simile, o almeno la maggior parte di loro, potranno capire che cosa si prova. Avevo bisogno di capire cosa significasse davvero “casa”, attribuirla ad un luogo, una persona, ma non trovavo una risposta. Non stavo davvero male in Italia, ma non la sentivo casa mia… “cause I’m good down here but it doesn’t feel like home”. Mi sentivo una nomade, sempre in attesa del prossimo viaggio, legata ad ogni posto che avevo visitato ma sempre con il cuore in aria. Solo con il tempo sono riuscita a comprendere che nessun posto sarà casa per me, e che l’unica casa che avrò mai sarà me stessa. Per questo per capire cos’è “casa” ho dovuto imparare a conoscermi e ad amarmi. Casa è amor proprio.

Tra l’altro, Oblò è disponibile anche su YouTube con un bellissimo videoclip. Ce ne parli?

Il videoclip è stato girato anche quello durante il secondo lockdown (sempre tempistica perfetta), di conseguenza è stato problematico capire dove e quando farlo. Il luogo scelto è in realtà casa di mia nonna, un luogo pieno di ricordi ed emozioni. Amo quella casa perché ogni oggetto ha una storia dietro, è stato cercato con attenzione e trovato con amore. É un luogo che rispecchia molto ciò che ho dentro. Il viaggio tra quegli oggetti è un viaggio alla scoperta di me stessa e di quel sentimento di casa tanto bramato. Ho avuto l’opportunità di lavorare con Edoardo (@eedokiichi su instagram), un videomaker pieno di talento e passione che ha reso l’esperienza ancora più speciale e ha permesso di creare qualcosa che mi rappresentasse. Sono molto soddisfatta del lavoro che abbiamo fatto insieme.

Torniamo a te. Sei giovanissima e questo ep è il tuo esordio. Cosa ti aspetti da Alta Marea e soprattutto dal futuro?

Questo ep mi ha fatto capire ancora di più quanto questa sia davvero la mia strada, non c’è niente che mi renda più felice e soddisfatta di fare musica ed esibirmi. Non so cosa aspettarmi di preciso ma non vedo l’ora di scoprire cosa il futuro abbia in serbo per me. Sicuramente questo è solo l’inizio di un lungo percorso, non ho mai smesso di scrivere e creare e non vedo l’ora di mostrare al mondo quello che ho dentro. Intanto mi concentro su Alta Marea, sono molto contenta del riscontro che sta avendo su Spotify e spero tantissimo di potermi esibire dal vivo già quest’estate.

Anche il mondo della musica ha sofferto tantissimo durante l’ultimo anno e mezzo. Come hai vissuto e che sensazioni hai avuto, da artista, durante il durissimo periodo dei vari lock down?

Questi ultimi due anni sono stati sicuramente durissimi per il mondo della musica e dello spettacolo, e nonostante non fosse per me una fonte di guadagno mi sono sentita impoverita. É stata una grande mancanza non poter assistere a concerti e spettacoli, ma soprattutto è stato durissimo non poter cantare dal vivo. É la parte del mio lavoro che mi da più soddisfazioni e in cui penso di dare il meglio di me. Sul palco mi sento a mio agio, e ogni volta mi sembra di imparare e crescere tantissimo. É un po’ come meditare, uno dei pochi momenti in cui si è veramente presenti al 100% e i sensi sono amplificati. Sono riuscita a cantare solo una volta dal vivo e ne sono infinitamente grata. Spero di poter ricominciare presto. Inoltre per molti artisti il periodo di lockdown è stato fondamentale per tirare fuori le proprie emozioni, ma io ho vissuto molti momenti di sconforto in cui non riuscivo nemmeno ad esprimere ciò che provavo. Mi ha fatto capire molto di me stessa e del modo in cui la mia creatività si manifesta, infatti quelle sensazioni sono rimaste lì e dopo un po’ di tempo, a mente lucida, sono riuscita a dare loro un volto. È stato un periodo pesante a livello psicologico per tutti.

Oggi con la musica sembra difficilissimo emergere ma internet offre anche molte possibilità. Come vedi la scena musicale italiana al momento?

Penso che internet sia una grandissima possibilità per tutti gli artisti emergenti, l’unico problema è che richiede moltissimo lavoro e impegno. Per fortuna a me piace creare contenuti anche su internet e la vedo come un’opportunità per avere un rapporto diverso con le persone che mi seguono. I social sono anche molto utili per conoscere altri artisti emergenti e poter collaborare e ispirarsi a vicenda. È così che ho conosciuto il producer con cui sto lavorando adesso. Penso che la scena musicale italiana abbia molto da dare in questo momento, si evolve molto velocemente e vedo sempre più artisti autentici, originali e pieni di talento. Per ogni genere ci sono molti artisti bravi e sono contenta che il mondo della musica italiana sia molto più vario di qualche anno fa. Non vedo l’ora di vedere come si evolverà la situazione e sono contenta di poterne prendere parte proprio adesso.

Una band rock italiana ha appena vinto l’Eurovision e sembra che qualcosa nel music business stia cambiando. Credi che ci sia un ritorno alla musica suonata dopo alcuni anni dominati dalla trap?

Penso che questa vittoria rappresenti davvero l’evoluzione della musica italiana di cui parlavo prima.  La scena musicale italiana aveva bisogno di una band più “organica”. È bellissimo vedere una band rock che possa offrire un suono, ma anche uno spettacolo, più autentico e umano. Per quanto l’evoluzione della musica al computer sia impressionante e abbia moltissimo da offrire, non si dovrebbe dimenticare la bellezza degli strumenti veri e suonati dal vivo. Le mie canzoni sono quasi interamente fatte al computer e anche alcuni pezzi che usciranno in futuro lo sono, però mi piacerebbe integrare più strumenti e trovare musicisti con cui poter lavorare.

Stai lavorando a nuovi progetti?

Sì! Non ho mai smesso di scrivere. In questo momento sto lavorando con un producer molto giovane e veramente bravo (@beatsbyedo su Instagram). Ci ispiriamo molto a vicenda e abbiamo entrambi le idee chiare. Sono molto contenta di quello che stiamo facendo insieme e non vedo l’ora di potermi dedicare completamene al progetto appena superato questo periodo un po’ pieno di impegni. Adesso cerco di concentrarmi su Alta Marea e la possibilità di esibirmi in estate o autunno.

Grazie mille per questa bella chiacchierata!

Grazie a voi per questa opportunità!

 

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