
Esistono luoghi capaci di custodire il tempo, proprio come accade alle canzoni. È da questa idea che prende forma “Frammenti”, il nuovo singolo di Gioacchino Fittipaldi, un brano che mette in dialogo memoria, paesaggio e identità, lasciando che siano immagini, emozioni e silenzi a raccontare ciò che le parole non sempre riescono a esprimere.
Ne abbiamo parlato con l’artista, che ci ha raccontato il profondo legame con la Basilicata, il valore delle proprie radici e il modo in cui i paesaggi lucani continuano a nutrire la sua scrittura. Un viaggio tra musica, memoria e luoghi che diventano parte stessa del racconto.
Sei profondamente legato alla Basilicata e ai luoghi in cui vivi. Quanto le tue radici influenzano il modo in cui racconti emozioni e storie attraverso la musica?
Le mie radici sono a San Severino Lucano, nel cuore del Pollino, e quella terra è una presenza costante nel mio DNA artistico. Influenzano il mio modo di scrivere dandomi un senso di autenticità e concretezza: mi portano a dare un peso specifico alle parole, a cercare la genuinità dei sentimenti. Tuttavia, la mia terra non mi spinge verso la malinconia o la staticità. Chi conosce la mia musica sa che porta sempre con sé un ritmo e un’energia vivace, pulsante. Le mie radici mi regalano la forza vitale e la solarità per raccontare anche le storie più intime con dinamismo e carica emotiva.
Hai scelto di ambientare il videoclip tra la Rabatana di Tursi e la spiaggia di Policoro. Cosa rappresentano questi luoghi all’interno del racconto di “Frammenti”?
Rappresentano la scenografia ideale per mettere in scena il concetto stesso di “frammento” e di assenza. Nel video c’è un ribaltamento profondo: io non sono colui che ricorda, ma io stesso sono il ricordo che si muove in quegli spazi, come un’evocazione che attraversa la mente di qualcun altro. La Rabatana di Tursi, con la sua pietra e i suoi calanchi, è il luogo in cui i ricordi restano stratificati e protetti dal tempo. La spiaggia di Policoro, con la sua vastità e il mare, rappresenta il fluire del tempo, l’orizzonte e il movimento. Questo contrasto tra la roccia e l’acqua fa da cornice perfetta al mio passaggio sospeso.
Quanto è importante per te continuare a creare e produrre musica restando legato al territorio in cui sei cresciuto?
È vitale. Restare legato alla mia terra significa non perdere la bussola, mantenere un contatto diretto con la realtà e con la fonte della mia ispirazione. Oggi si può fare musica ovunque, ma fare musica partendo dalle proprie latitudini dà al progetto un valore identitario unico. Non è un limite, è un punto di forza. Creare qui significa dimostrare che l’arte e l’energia culturale possono nascere e pulsare con forza anche lontano dai grandi centri metropolitani.
Nei tuoi brani emerge spesso un forte rapporto con la memoria. Pensi che anche i luoghi conservino una memoria propria?
“I luoghi non sono solo spazi geografici, sono contenitori di storie, anime ed emozioni.”
Ne sono assolutamente convinto. I luoghi assorbono la vita di chi li attraversa. Un borgo antico o una spiaggia deserta parlano anche quando sono vuoti. Nel videoclip di “Frammenti”, questo concetto è esasperato: muovendomi all’interno di questi spazi come un ricordo, è come se andassi a risvegliare la memoria stessa di quei luoghi. La pietra della Rabatana custodisce il passato, il mare di Policoro lo rinnova continuamente.
La Rabatana appare quasi sospesa nel tempo. Cosa ti ha colpito maggiormente di questo borgo durante le riprese?
Mi ha colpito la sua straordinaria forza scenica e quel silenzio monumentale che quasi ti impone un rispetto reverenziale. Girando le scene tra i suoi vicoli storici, si avverte un senso di sospensione assoluta. Per un brano che parla di frammenti di vita e di memoria, quel borgo antico è sembrato subito il set perfetto: un labirinto di pietra in cui perdersi, dove il confine tra ciò che è stato e ciò che è reale diventa incredibilmente sottile.
Quanto la natura e i paesaggi lucani continuano a ispirare la tua scrittura?
Moltissimo, ma in modo dinamico. La natura lucana è forte, a tratti selvaggia, ricca di contrasti netti: passi dalle vette del Pollino ai calanchi, fino ad arrivare al mare. Questa varietà si riflette nei contrasti della mia musica. L’ispirazione che traggo da questi paesaggi si traduce nella solarità degli arrangiamenti e in quella spinta ritmica, vivace ed energica, che fa da contrasto alla profondità dei testi. È una natura che si muove, che spinge ad andare avanti, proprio come la mia musica.
Cosa speri possa scoprire della Basilicata chi vedrà il videoclip di “Frammenti”?
Spero che ne scopra la straordinaria poesia visiva e la capacità di evocare emozioni profonde. Vorrei che chi guarda il video non vedesse solo delle belle “cartoline”, ma percepisse l’anima di una terra che sa essere intima e immensa allo stesso tempo. E soprattutto, spero che attraverso il finale del video – dove la storia si ricompone e si svela chiaramente la mia natura di ricordo – il pubblico possa cogliere il legame indissolubile che unisce le nostre emozioni ai luoghi che attraversiamo.