
«Sol» non è solo un libro, ma un’esperienza trasformativa. Leonardo Cusumano intreccia autobiografia e letteratura per parlare di amore, morte, destino e conoscenza. Un romanzo che nasce da un’esigenza interiore e si trasforma in una guida terapeutica per chi legge, regalando bellezza, profondità e riflessione.

Il protagonista si confronta con domande universali: vita, destino, amore, morte. Quale di questi temi è stato più difficile tradurre in parole?
Se ci fosse una bilancia capace di pesare l’importanza di queste quattro tematiche, probabilmente otterremmo dei risultati che non sarebbero conformi alle nostre aspettative. L’argomento “Vita” credo che abbracci tutti gli altri, mentre il “Destino” sembra appartenere più che altro alla sfera religiosa; l’ “Amore” è il tema più bello, estremamente importante e motivazione principale dell’esistenza. La “Morte”? È il contrario della vita, il tema, credo, più difficile da affrontare. Benché inaccettabile per tutti, è sempre presente e non possiamo sfuggirla, ovunque ci troviamo.
Nel libro è forte la dimensione onirica. Che ruolo hanno per te i sogni nella comprensione dell’inconscio e nel cammino spirituale?
Il mondo onirico ha per me una importanza molto grande perché lo considero reale, magari facente parte di una dimensione di cui abbiamo solo una coscienza limitata. Nel libro quasi tutti i sogni fanno parte della mia biografia. Dalla maggiore età in poi ho convinto altre persone a riferirmi i loro sogni per cercare di avere più conoscenza di questo argomento misterioso, che sembra confinare con l’inconscio e che, forse, può aiutarci nell’inevitabile cammino spirituale che guida e protegge le nostre esistenze.
In “Sol” emerge una critica implicita al ritmo frenetico della società contemporanea. Quanto pensi che il silenzio e la solitudine siano strumenti necessari per conoscersi davvero?
Il ritmo della società contemporanea è davvero frenetico e, in alcune persone, risulta disarmante nell’ultimo capitolo “La Palestra” si affronta proprio questa irrefrenabile ansia, questo atteggiamento che salta l’età, la disponibilità economica, le provenienze e le capacità. Non c’entra la solitudine -che io odio tanto-: il silenzio, il sorriso è l’attesa sono strumenti in grado di darci possibilità che, altrimenti, sarebbe difficile o impossibile avere.
Molti lettori percepiscono nel romanzo una sensazione di guarigione. Ti aspettavi che la tua ricerca personale potesse diventare anche un cammino terapeutico per chi legge?
Intanto la mia opera è stata valutata di pace e non di guerra, di indagine interiore e di ricerca di soluzioni importanti. Un paio di lettori mi hanno ringraziato di aver scritto SOL ed io stesso speravo che il libro potesse ottenere questi effetti. Nell’ultima parte, il capitolo “La Palestra”, è dedicato proprio a questo tema, con i tre argomenti trattati che, evidentemente, sono contrari all’andamento euforico e irrefrenabile della vita moderna.