

Un verme che suda mentre attraversa un sentiero arido, gli anni che segnano il viso di uno sguardo ormai spento, un bambino che sceglie una caramella a occhi chiusi come fosse la decisione più importante della giornata. Sono immagini piccole, quasi buffe se lette isolate, ma è proprio dentro questa scala minuta che Loretta Tedeschi costruisce Tempi moderni, pubblicato da Controluna Edizioni. Colpisce l’istinto con cui l’autrice sceglie i propri soggetti, non i grandi temi dichiarati in apertura, ma dettagli laterali, quasi marginali, che diventano il centro del componimento. Una pioggia che bagna il pelo di un cane, il rumore della grandine sul tetto, una piccola farfalla che si posa ora su un fiore ora su un altro in un giardino qualunque: sono scene che potrebbero apparire in un diario privato più che in un libro di poesia, e proprio questo le rende credibili. Per approccio, la raccolta si avvicina più a certa poesia di provincia italiana, fatta di piccoli editori e voci non professionali, che ai nomi più affermati del panorama nazionale: un confronto che non va inteso come limite, ma come collocazione precisa in un filone che negli ultimi anni sta trovando sempre più spazio tra i lettori. Il rischio, quando si lavora su una scala così ridotta, è quello di scivolare nell’aneddoto fine a sé stesso. Tedeschi lo evita quasi sempre, perché ogni piccola scena si apre verso qualcosa di più largo, la paura, la solitudine, il bisogno di conforto, senza però mai dichiararlo esplicitamente. È una scrittura che costruisce senso sommando dettagli minuti piuttosto che affermazioni dirette, e proprio in questo trova la propria voce più originale.