Il debutto di Serena Marino tra ferite e rinascita

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La Grande Bambina si costruisce per episodi quasi autonomi, ciascuno capace di reggersi da solo come un piccolo capitolo di vita a sé stante, prima di ricomporsi in un disegno più ampio che attraversa l’infanzia e l’adolescenza della protagonista. È una struttura che ricorda, per certi versi, quella scelta da molte autrici emergenti del filone memorialistico italiano degli ultimi anni, quello delle storie vere raccontate con linguaggio quotidiano, lontano dalle forme più elaborate della narrativa tradizionale. Serena Marino, alla sua opera prima per edizioni e100, non insegue effetti letterari: costruisce il romanzo intorno ai luoghi della sua vita, da Iolo, il paese in provincia di Prato dove tutto comincia, fino al trasferimento in Toscana che segna una nuova fase, sempre attraversata dalla stessa tensione tra desiderio di normalità e paura di un padre che non smette di cercarla. Il pregio di questa struttura episodica sta nella capacità di restituire il tempo reale dell’infanzia, fatto di lunghe attese, piccole vittorie quotidiane e improvvise interruzioni di violenza, senza mai forzare una progressione artificiosa verso una conclusione consolatoria a tutti i costi. Ogni episodio ha il suo peso specifico, e chi legge è chiamato a sostenerlo uno alla volta, proprio come ha dovuto fare la protagonista stessa. Un esordio che, pur muovendosi negli stessi territori tematici di tante altre voci dell’autobiografismo contemporaneo, trova una propria cifra distintiva nella scelta di non filtrare mai la materia grezza dell’esperienza vissuta.

- 16/07/2026

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