

Esiste una tradizione di narrativa che si interroga su quanto le nostre scelte siano davvero nostre, e “Il Codice del Caso” di Luana Rodriquez si inserisce in quel filone con una proposta originale: non un complotto dietro le quinte della politica o della finanza, ma un sistema che studia le micro decisioni quotidiane per orientarle, quasi impercettibilmente, verso un esito prevedibile. L’idea ricorda, per certi versi, l’attenzione che uno scrittore come Blake Crouch dedica ai bivi esistenziali e alle realtà alternative nei suoi romanzi, pur restando Rodriquez su un terreno più psicologico che fantascientifico puro. Il romanzo funziona meglio quando lascia che sia il dubbio del protagonista, più che la spiegazione teorica, a guidare la tensione: i capitoli in cui Marco si interroga sulla propria percezione della realtà, chiedendosi se stia scoprendo una cospirazione reale o costruendo uno schema dove non esiste, sono tra i più riusciti dell’intero libro. La scrittura di Rodriquez alterna con naturalezza scene di tensione a brevi digressioni quasi saggistiche sul caso e sulla probabilità, senza mai perdere di vista il filo narrativo principale. Un esordio che dimostra una chiara capacità di pensare per temi oltre che per trama, qualità non scontata in un primo romanzo, e che lascia intuire margini di crescita interessanti per i lavori successivi dell’autrice, soprattutto se continuerà a coltivare questo equilibrio tra trama e riflessione.