Se non avete avuto l’opportunità di leggere e conoscere dunque la poesia di Elisa Longo, vi siete preclusi un’opportunità non da poco. I versi di quest’autrice non sono per i salotti letterari, per le distanze prossemiche delle cattedre universitarie, per le torri d’avorio delle micromegalomanie (come avrebbe detto l’immenso Carmelo Bene) che affliggono buona parte della poesia contemporanea, per le ansie da prestazione, per il palchetto open mic, per il presenzialismo ad ogni costo, per la segnalazione ad ogni costo. No. I versi di Elisa Longo non scendono a compromessi, perché non ne vogliono, non ne hanno bisogno, non hanno l’obbligo di stampelle, perché hanno gambe forti, in grado di camminare, correre, saltare gli ostacoli di una quotidianità che l’autrice percepisce in maniera lucida, perché dotata di tutte quelle chiavi ermeneutiche che solo il poeta riesce ad avere, come se fosse un Guardiano di Soglia, in grado di sapere l’a priori del Bene e del Male, pur assumendosi il calvario delle proprie miserie in un pesante aposteriori ontologico. Ha ragione Enrico Marià nella prefazione al volume Ho sbagliato tutto perché lo vedevo con i miei occhi edito da I Quaderni del Bardo Edizioni scrive   “…è un guardarsi dentro come solo modo di vedere il reale fuori.” Abbiamo avuto modo di seguire il percorso poetico e performativo di Elisa Longo e siamo rimasti sempre molto soddisfatti nella resa per versi dell’azione poetica e del dire poetico, consapevole che non solo “le parole sono importanti” (becero ma funzionale citazionismo – Nanni Moretti docet – ai fini di questa recensione) ma creano la Realtà e la modificano come nelle arti magiche più potenti. Elisa Longo milita nel corpo della Poesia, riportando il poetare sul campo di battaglia del giorno dopo giorno, e questo le fa onore, perché non si risparmia, perché si sporca le mani senza se e senza ma, perché recupera la dimensione di una politica della poesia, o un poiein politico che fa esplodere il messaggio poetico, il Suo messaggio poetico che è di amore, di morte e di altre fondamentali questioni imprescindibili se si vuole essere nell’hinc et nunc. E poi come dice Alessandra Peluso in un’altra sede editoriale, forse in un altro multiverso, parlando del libro della Longo: “In realtà, l’unica lingua che accomuna ogni essere umano è quella dell’amore: predomina, straripa, trasborda l’amore vissuto tra l’imperfetto amarsi o odiarsi di due soggettività individuali.” What else!

 

 

 

Al di là della riga

 

Forse dovremmo parlare meno,

fare lunghe pause mute,

poi dirci solo parole piene.

Invece ci diamo sillabe secche,

spremute senz’aria.

Boccheggiamo a pelo d’acqua,

e la vita lì, stesa al sole,

a due passi da noi.

Rimaniamo al sicuro,

all’ombra, al di là della riga

che ci siamo tracciati.

Ci ascoltiamo per ore la voce.

E se per caso sfuggono,

dalla catasta di lettere,

lallazioni solide di significato:

«Scusa, non ho sentito, cosa hai detto?»

Le lasciamo cadere con un tonfo sordo nella sabbia,

al di là della riga.

Elisa Longo nasce a Tradate (VA) il 14 maggio 1974 da genitori pugliesi. Cresce e respira l’aria di Panni, un paesino a 801 m. s.l.m. del Subappennino Dauno. Si laurea in lingue e letterature straniere all’Università Cattolica di Milano. Scrittrice di racconti e poesie, partecipa alla prima lettura pubblica a novembre 2017. Il pubblico si incuriosisce e comincia a interessarsi alla sua poetica che sembra emergere dal nulla. A maggio 2018 vince il “No Lunch Poetry Slam” dell’edizione del Festival Internazionale di Poesia di Milano e comincia la sua collaborazione con alcuni poeti della scena milanese. “Non penso che la poesia debba essere rinchiusa nei salotti o essere letta solo nelle riviste letterarie. La poesia risuona per le strade, quando è viva dialoga con il panorama circostante. Vedere una donna passeggiare è poesia. Io scrivo una poesia del quotidiano e la metto a disposizione di chiunque voglia leggerla: nei salotti, nelle riviste poetiche, nei poetry slam o per strada.” Pubblica Buttate la poesia tra le gambe di una donna che passeggia, curata da Stefano Donno de I Quaderni del Bardo Edizioni, ad agosto 2018, in vendita in versione e-book. Il libro riscuote un grande successo. Pubblica, sempre con I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno, Come se qualcuno vi vedesse nudi, una raccolta di cinque racconti per parlare di sentimenti, in e-book a ottobre dello stesso anno e in versione cartacea ad agosto 2019. Impegnata nel sociale per la parità di genere, collabora come volontaria con le “Case delle donne”. Performer, alterna la lettura delle sue poesie con stralci di prosa, di brani cantati, cucendo un dialogo tra le arti per arrivare a un significato altro. In copertina un’llustrazione di Alessandro Baronciani.

 

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