
“Grande”, il nuovo singolo di Emanuele Tavano, è un brano che mette al centro la crescita personale in un contesto segnato da distrazioni, omologazione e perdita di punti di riferimento. Tra sonorità rock-pop e uno sguardo lucido sulla realtà, Tavano riflette sulle difficoltà emotive della sua generazione e sull’importanza di costruire una consapevolezza autentica.
In questa intervista per Cyrano Factory, l’artista racconta il valore della musica come strumento concreto di cambiamento e invita a non accontentarsi di modelli superficiali, ma a cercare una propria identità.
Pensi che “Grande” rappresenti anche il percorso della tua generazione?
“Non esattamente. Buona parte della gioventù attuale mi sembra assopita, determinati valori scarseggiano e la frequenza della violenza è aumentata. E tanti adulti non contribuiscono affatto ad un possibile miglioramento della società. Spesso i ragazzi, al giorno d’oggi, vengono ‘catturati’ da persone e personaggi a cui l’educazione e l’arte non premono minimamente. Così l’effimero si tramuta in un qualcosa di dominante, l’entusiasmo cala e in svariati casi manca una profonda consapevolezza di ciò. Tuttavia, è vietato arrendersi”.
Oggi crescere è più complicato rispetto al passato?
“Assolutamente sì, perché il numero di distrazioni è eccessivamente elevato. E ne risente chiunque: giovani e adulti. Si naviga a vista in un oceano di frustrazione, la quale può divenire facilmente odio concreto. La sensazione di essere schiacciati è costante e di certo non bastano quattro balletti e un po’ d’immagini ritoccate a placarla. Ad ogni modo io non credo che la soluzione sia tornare indietro, bensì imparare a procedere in avanti nella maniera migliore possibile reintegrando le sfumature arricchenti del passato”.
Quali sono le principali difficoltà emotive che vedi nei tuoi coetanei?
“La mancanza di coraggio, l’accettazione passiva dell’omologazione e la scarsa propensione a concepire l’esistenza umana come una fantastica opportunità per la ricerca di significati profondi, in grado di generare emozioni estremamente coinvolgenti. Ci si attorciglia attorno ad uno schermo sprecando energia psicofisica. Qualcuno prova a tirare fuori la testa dalla sabbia anche soltanto per respirare (vedi Delia), tuttavia la caduta è dietro l’angolo e non è scontato il superamento del circolo vizioso”.
La musica può ancora essere uno strumento di consapevolezza?
“Risposta affermativa, senza alcun dubbio. Come specificato dalla nota esponente Paola Zukar in una recente intervista, la musica può davvero dar vita a cambiamenti profondi attraverso una semplicità non banale che smuove le masse. Non è retorica, è concretezza. ‘Non mollare mai’ deve essere l’imperativo per chi non cessa di credere nell’essenza delle canzoni sudate, sofferte e sincere, consci che si tratti di un cammino lungo e tortuoso e che prima o poi i miglioramenti avvengano naturalmente”.
Che tipo di messaggio vuoi trasmettere ai giovani che ascoltano il brano?
“Non accontentatevi dei numeri e dell’omologazione, del successo e dei soldi. Delle soddisfazioni fini a se stesse. Ricercate costantemente una chiave personale che, innanzitutto, vi arricchisca interiormente, per poi trasmettere ciò che imparate all’esterno. Sfruttate sì i social e la tecnologia in generale, rendendola però produttiva con l’intento di delineare un’impronta che nel tempo si riveli d’insegnamento”.
Ti senti parte di una scena o segui un percorso più personale?
“Mi sento Emanuele Tavano, un ragazzo che tenta di costruire il proprio progetto senza chiudersi nella sua bolla. Perché l’analisi della realtà circostante è imprescindibile, se si desidera proporre una sana diversità”.