Diplomati contro laureati “SFP” – Il punto sull’annosa “lotta per l’insegnamento”

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*fonte Gazzetta del Sud, Antonio Sergi

In questi giorni è tornata alla ribalta la questione delle graduatorie circa la “lotta per l’insegnamento”. Diplomati contro laureti in Scienze della formazione. Le proteste in corso riguardano, secondo i rappresentanti degli studenti dell’Unical, dell’associazione università Futura, degli studenti di Scienze della Formazione Primaria dell’Unviersità della Calabria e il coordinamento nazionale SfpNo «il battage mediatico dei vecchi diplomati magistrali e il loro “presunto” diritto leso di insegnare nelle scuole dell’infanzia e primaria». Per onore della cronaca e della normativa nazionale, in base alla Sentenza del Consiglio di Stato, pubblicata in data 20/12/2017 (N. 00011/2017REG.PROV.COLL. – N. 00002/2016 REG.RIC.A.P. – N. 00001/2016 REG.RIC.A.P.), il “possesso del solo diploma magistrale, sebbene conseguito entro l’anno scolastico 2001/2002, non costituisce titolo sufficiente per l’inserimento nelle graduatorie ad esaurimento del personale docente ed educativo istituite dall’articolo 1, comma 605, lett. c), della legge 27 dicembre 2006, n. 296”. Il Consiglio di Stato ha giudicato inammissibile l’inserimento nelle Graduatorie A Esaurimento (GAE) dei diplomati che avevano fatto ricorso. L’obbligo di laurea per chi intende insegnare nella scuola dell’infanzia e primaria è, infatti, previsto dal Decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca del 10 settembre 2010, n. 249 ed è riconosciuto nelle tabelle di valutazione dei titoli relativi alle graduatorie di cui all’art. 401 del Decreto legislativo 24 aprile 1994, n. 297 e successive modificazioni, oltre che all’articolo 4, comma 7, della legge 3 maggio 1999, n. 124 e successive modificazioni. Viene, in questo senso, riconosciuto anche un particolare punteggio aggiuntivo rispetto al punteggio attribuito al titolo di abilitazione, proporzionale alla durata dei percorsi e in analogia con il punteggio previsto. Si evidenzia, infatti, che i Corsi di laurea in Scienze della Formazione Primaria quinquennale a ciclo unico prevedono in ingresso un test di accesso molto selettivo, il cui numero dei posti disponibili è programmato dal Ministero sul fabbisogno di insegnanti a livello regionale. Coloro che vi accedono, per laurearsi, hanno dovuto sostenere molti esami, frequentare laboratori di metodologie e didattiche attive altamente professionalizzanti, svolgere 4 anni di tirocinio differenziato per ciclo (scuola dell’infanzia e scuola primaria). Tali Corsi di laurea, in tutta Italia, contano su docenti e tutor altamente specializzati diretti a promuovere un’offerta formativa di qualità. Ne è prova il fatto che i Dirigenti Scolastici di molte regioni italiane si rivolgono costantemente ai diversi Atenei di riferimento per avere i nomi di laureati da poter inserire nelle loro scuole, proprio per l’elevata preparazione già riscontrata nei laureati già inseriti nei loro istituti. A fronte dei numerosi cambiamenti normativi, però, in passato il Governo d’allora aveva voluto sanare la situazione di chi, prima del 2002, aveva conseguito l’abilitazione attraverso la legge n. 296/06, che consente l’accesso alle GAE (Graduatorie A Esaurimento – l’attuale I fascia) a tutti gli abilitati, prescindendo dal concorso. I laureati di Scienze della Formazione Primaria, a partire dall’anno 2009, hanno perso la possibilità di inserirsi in GAE, chiuse nel 2008, data la chiara volontà di renderle di fatto “ad esaurimento”. Nel frattempo, mentre tutti i diplomati ante 2002 (cioè anche quelli che non hanno mai pensato di iscriversi al corso di laurea in SFP, che non hanno partecipato o superato il concorso per l’immissione in ruolo, che non hanno mai pensato di adeguare la loro situazione professionale alla nuova legge, che non hanno mai svolto neppure un giorno di supplenza nella scuola) sono stati ammessi a pieno titolo con riserva alle GAE, i laureati in Scienze della Formazione Primaria quinquennale a ciclo unico (Nuovo Ordinamento) non solo andranno in II fascia nelle Graduatorie di Istituto, ma dovranno superare un concorso per l’immissione in ruolo. Sia il Coordinamento Nazionale di Scienze della Formazione Primaria Nuovo Ordinamento (degli studenti e del laureati), sia il Coordinamento Nazionale dei Presidenti dei Corsi di laurea magistrale a ciclo unico in Scienze della Formazione Primaria (SFP) hanno da tempo condannato esplicitamente questo squilibrio che penalizza pesantemente i laureati di SFP rispetto a coloro che non sono in possesso di laurea, ossia ai diplomati magistrali ante 2001, con titolo «abilitante ex lege», a cui è stata data la possibilità di accedere alle GAE, con riserva o a pieno titolo. La sentenza del Consiglio di Stato, sopra citata, boccia pesantemente l’inserimento dei docenti precari con diploma magistrale nelle Graduatorie a Esaurimento con la sentenza definitiva, che arriva dopo ben cinque espressioni di tenore opposto (nn. 1973/15, 3628/15, 3673/15, 3675/15, 3788/15, 4232/15, 5439/15). La battaglia per i diplomati non va nella direzione della tutela del precariato scolastico. «Occorre ribadire che i diplomati di cui si parla, cioè coloro che non hanno alcuna preparazione, non coincidono con i “precari storici”, ovvero con quella categoria di persone legata a periodi in cui non si indicevano concorsi, ma si tratta di persone che, per loro scelta, non hanno investito sul proprio sviluppo professionale per adeguarsi alle nuove istanze della scuola, che non hanno mai partecipato ad un concorso (nonostante le numerose edizioni) o, anche quando fatto, sono stati bocciati (concorso che, peraltro, richiede oggi il possesso di competenze di lingua inglese e su tecnologiche specifiche, oltre che di ambito psicopedagogico e didattico). Molti articoli sono apparsi sulle diverse testate giornalistiche e molti servizi radio-televisivi sono stati trasmessi veicolando spesso informazioni parziali o inesatte e assimilando i cosiddetti “precari storici” a coloro che non avevano nessuna preparazione per svolgere la professione insegnante. Ciò ha finito per rappresentare il problema in maniera erronea, ovvero come un “duello mediatico” tra diplomati e laureati, con l’intervento, talvolta arbitrario, delle organizzazioni sindacali che aiutavano ad alimentare tale contrapposizione. Tale contrapposizione appare tanto sterile quanto perniciosa, in considerazione del fatto che la qualità della scuola dipende soprattutto dalla preparazione degli insegnanti, ovvero di coloro che hanno il compito di preparare i cittadini di domani. La faziosa contrapposizione in realtà non fa altro che nasconderne un’altra, quella tra coloro che credono in una scuola di qualità basata sulla elevata professionalità e competenza di che vi opera all’interno e coloro che credono sia necessario procedere per ricorsi e sanatorie, ovvero pensa che sia necessario contare solo su “maestri improvvisati”».

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