Daniele Civinini e l’abbraccio silenzioso di “Abbracciami, Roma”

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Un racconto che parte dalle chat dei primi anni Duemila per arrivare al cuore di chi si è sempre sentito un po’ fuori posto. Con Daniele Civinini abbiamo parlato di amicizie nate dietro a uno schermo, del valore della lentezza e della solitudine che avvicina invece di dividere

 

Daniele, nel libro ricrei l’atmosfera dell’alba di Internet. Che cosa ti sorprende ancora oggi quando ripensi a quel mondo “lento” e imperfetto?

Sono solito dire che la perfezione sta negli occhi di chi guarda e quel mondo più lento di quello di adesso, dove solo pochi eletti avevano la possibilità di andare veloci era meraviglioso.

Si spiega male oggi quanto bella e struggente potesse essere quella lentezza e quell’incertezza che si aveva nel dialogare con degli estranei. Era “sublime” aprirsi con una persona che non solo non era detto che avremmo mai visto ma che forse, sarebbe proprio potuta scomparire per sempre dalle nostre conoscenze il giorno dopo.

Era un’epoca d’oro dove tutti noi eravamo dei piccoli pionieri alla ricerca dell’oro: amicizia e amore.

Cosa ti ha convinto che proprio quella generazione, cresciuta fra nickname e timidezze digitali, meritasse di essere raccontata adesso?

Semplicemente perché meritava di non scomparire. Raccontare dell’albore della rete e della nascita di grandi amicizie e grandi amori bruciati troppo in fretta o tutt’ora ardenti è stato meraviglioso. Ho ancora molti legami con quelle persone e ci sentiamo, parliamo e ci scambiamo idee. Rivedersi e risentirsi anche dopo lungo tempo o lunghi silenzi è sempre una festa e mi rendo conto di essere stato estremamente fortunato a far parte di quelle persone che hanno avuto questa esperienza.

Hai vissuto in prima persona l’epoca dei 56k e delle chat che duravano fino all’alba. Quanto della tua esperienza si è infiltrato in Dempsey?

Ogni qualvolta che ci si incontrava a un meeting, che fosse una versione più piccola come quello del canale cittadino o più vasto come quello raccontato in Abbracciami, Roma, l’ansia, un’ansia del tutto positiva, chiaro, assaliva ogni partecipante: tutti noi volevamo piacere agli altri. Indossavamo, non tanto maschere, ma veri costumi trasformandoci in una specie di super eroi per fare colpo sugli altri e Dempsey non è stato da meno: ha preso da me quanto dalle altre persone le sue paure, le sue aspettative, i suoi sogni.

Oggi che siamo travolti dai social, credi che esista ancora uno spazio in cui l’online possa creare intimità vera, o quel tempo è definitivamente archiviato?

Sono sicuro che esista, solo, sono cambiate le dinamiche e i posti dove incontrarsi. Come ritengo, la velocità alla quale andiamo oggi ci fa percepire le cose forse in maniera distorta perché non si ha tempo da perdere e si vuole tutto e subito. Chi ha avuto la “fortuna” di conoscere la lentezza del 56k, ragiona e pensa in maniera diversa e riesce forse a capire subito se si trova nel posto giusto.

ABBRACCIAMI, ROMA

- 15/12/2025

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