Dal cinema al fumetto: la nascita di una saga visiva

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“VÆRINGARSAGA” nasce inizialmente come progetto cinematografico e trova poi nel linguaggio della graphic novel la sua forma definitiva. Questa trasformazione ha permesso di sviluppare una narrazione ampia, stratificata e visivamente potente, dando spazio a silenzi, dettagli e tempi narrativi difficilmente comprimibili in altri formati.

 

Un caro saluto a te, Alessandro. Cosa ti ha fatto capire che il fumetto era il linguaggio più adatto per raccontare questa storia?

Un saluto a te. Abbiamo capito praticamente subito che il fumetto era, al momento, l’unica scelta di linguaggio narrativo adatto per questa storia. Dico “al momento” perché chiaramente resta la grande speranza un giorno di poterne trarre una versione cinematografica, ma vista la dimensione che aveva assunto l’opera (350 tavole, divise in 2 volumi) era assolutamente impensabile a realizzarne un film. L’investimento sarebbe di circa 200 milioni di euro, per portare in pellicola una storia come questa: sarebbero circa 3 ore di film escludendo i titoli di coda. Ed oggi, non solo in Italia, ma in tutta Europa, non c’è nessuno che potrebbe fare un investimento di questo peso. Stiamo parlando di un film a tema storico, con costumi di scena (che richiederebbero una precisione ricostruttiva mai vista in un film di Hollywood), scene di battaglia, un gran numero di attori e figuranti… Insomma, è qualcosa che molto difficilmente vedremo su uno schermo. Però la storia ci piaceva, volevamo a tutti i costi vederla realizzata. E l’abbiamo realizzata nel solo modo in cui era pensabile poterla rendere accessibile al pubblico: in versione fumettistica.

Quanto lo storyboard cinematografico iniziale ha influenzato la struttura narrativa finale?

In verità, quello che leggono i lettori, di fatto è una versione graficamente elaborata dello storyboard iniziale. Anche perché non abbiamo portato grossi cambiamenti dalla prima bozza alla versione definitiva. Siamo andati solo un pò per sottrazione nelle scene di violenza e di sesso, perché in una intenzione originale, si pensava di lasciare assai poco all’immaginazione, e di mostrare tutto, con la stessa crudezza con cui si vedrebbero in una sorta di reportage giornalistico. Si dice sempre che la guerra sia un orrore, ed è veramente così, ma poi, nei film e nei fumetti, assai raramente la guerra viene veramente mostrata per quella che è, e comunque viene sempre molto attenuata la violenza e la brutalità di ciò ch’essa porta. Noi volevamo rappresentare le scene di violenza concependole come scene horror, ma con dettagli scientificamente corretti, perché non era la nostra intenzione “spettacolarizzarne” l’orrore, ma far capire al lettore cosa sia davvero, come sia la realtà. Poi abbiamo deciso di limitarci un pò perché semplicemente nessun editore avrebbe mai accettato di vendere un prodotto troppo crudo, e così abbiamo “tagliato” qualcosa, ma direi che sia rimasto un buon 85% di come sarebbe stato se avessimo tenuto fede alle nostre intenzioni originali. Ed è molto probabile che neppure Amazon avrebbe consentito la vendita. Avessimo riportato tutto così come nella prima bozza, tra l’altro, da 3 saremmo saliti a 4 ore di sceneggiatura, e ci sarebbero volute almeno altre 50 tavole per completare tutto il lavoro.

Il lavoro grafico è estremamente dettagliato e rigoroso. Quanto è stato importante il dialogo con Giuseppe Ciullo in questo processo?

E’ stato fondamentale. Fortunatamente, Giuseppe ha fatto rievocazione storica vichinga con me, nel gruppo da me fondato 25 anni fa, per abbastanza tempo da imparare l’importanza del dettaglio storico. Non c’era mai bisogno di chiedergli di fare una cosa in un certo modo, perché sapeva già da sé come andava fatta per renderla storicamente corretta. Poi ho contribuito personalmente alla ricerca delle fonti iconografiche necessarie, quando è servito. Fortunatamente ho una biblioteca piuttosto ricca, soprattutto di volumi della Osprey, una collana di libri a tema storico arricchiti da riproduzioni estremamente fedeli di abiti, oggetti, ambienti, e perfino acconciature storicamente corrette. Ed è forse superficiale dire che la maggior parte di questi volumi sono proprio sui vichinghi e sui variaghi, o su altre popolazioni germaniche del periodo alto-medievale, come angli, frisoni, iuti, franchi, sassoni… Sono stati utilissimi, per ciò che non avevamo già a disposizione. Per il resto abbiamo passato ore nel magazzino del gruppo storico: moltissimi abiti o oggetti sono stati presi esattamente da quelli che abbiamo nel nostro magazzino, o da foto di repertorio: in 25 anni, ne abbiamo fatte parecchie. Comunque, ogni volta che c’era qualche dettaglio da sistemare, era molto facile intenderci. Se serviva una fonte, me lo diceva e la ricercavo. In 25 anni di rievocazione storica impari bene dove andare a cercare certe immagini o informazioni, sapendo di trovarle in fretta e storicamente impeccabili.

Pensi che la forma della graphic novel permetta una relazione più profonda tra lettore e storia?

Perché fondamentalmente, la graphic novel è un film su carta. Una storia unica, lunga, con una sua conclusione, ben definita, che segue esattamente lo schema aristotelico della costruzione narrativa e suddivisione in atti, e degli atti in scene. E’ molto immersivo, come lavoro. E’ una vera propria esperienza, per il lettore. Se poi i dettagli sono ben curati, e i nostri lo sono (posso dirlo senza falsa modestia) l’esperienza è ancora più intensa e coinvolgente. In verità, la nostra struttura in atti è leggermente differente rispetto a quella aristotelica classica. Abbiamo adottato una struttura in 5 atti, invece che in tre, rifacendoci così alla tradizione teatrale shakespeariana. Adoro William Shakespeare, sia recitarlo che dirigerlo o assistere ad una trasposizione di una qualsiasi sua opera, è per me sempre un momento di profonda estasi. Qua e là, anche nella nostra opera ci sono alcuni piccoli riferimenti alle opere del Grande Bardo. Usare la sua struttura teatrale caratteristica, è stato anche un modo indiretto per omaggiarlo. Ovviamente, la mia speranza è (e sarà sempre!) quella di poter un giorno dirigere un adattamento cinematografico della mia opera, ed in quel caso spero di poterlo fare sia come regista che come produttore esecutivo e sceneggiatore, ma nel frattempo, ed ho motivo di credere che di tempo ne passerà tanto, spero di cuore che quest’opera conquisti il cuore di numerosi lettori e contribuisca ad avvicinare i più giovani alla passione per la storia (tutta la storia) e l’interesse per la Rievocazione Storica. Chiunque, dopo aver letto questa graphic novel fosse interessato ad unirsi alla mia compagnia, sarò ben lieto d’accoglierlo di persona.

- 03/01/2026

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