HomeMusicaIndieAPATIA – Prima Forma Indefinita

APATIA – Prima Forma Indefinita

Già dalle prime battute di apertura di questo lavoro si respira una forte aria di sofferenza interiore enfatizzata dagli arpeggi di chitarra, a tratti malinconici, che mutano in un aggressivo distorto che accompagna il testo ricco di angoscia e rassegnazione. Parliamo del “Male di vivere” (come il titolo del brano ci sottolinea), la perdita della fiducia nei confronti della società e di un disperato desiderio di finire quanto prima l’esistenza. I cori in sottofondo ci ricordano un po’ i Pink Floyd di “Another Brick in the Wall”, con la loro cupezza e severità.

Parte la traccia due, “Non Titolata”, senza titolo oppure proprio così chiamata. Non sappiamo niente a riguardo e, allora, proviamo a concentrarci di più nell’ascolto per scoprire cosa c’è dietro. Si parte anche qui con un tema arrangiato in arpeggio per poi passare successivamente al medesimo ma arricchito di una maggiore sostanza strumentale che sarà caratterizzante del brano, gradualmente incrementata da nuovi elementi musicali. C’è disperazione nello screaming e dolore nel testo nel quale respiriamo in più passaggi sfumature dantesche (un esempio? nel antro marcente, dell’ego mio spento, mi chiudo e non voglio tornare). E si conclude forse senza scoprire il vero titolo del brano, pur avendone effettivamente già uno.

Il successivo, “Intermezzo”, parte nuovamente con un arpeggio, ovviamente diverso dai precedenti, che accompagna il testo, non cantato ma letto. “Il nulla riempie le giornate, che lente e monotone si susseguono, portando nient’altro che noia” e “Immerso nel mondo, rimango da solo” sono due frasi emblematiche di questo pezzo nonché dell’intero mood di questo ultimo lavoro della band black metal, strutturato quasi come se fosse un viaggio nel dolore intimo di una persona imprigionata in un presente disgiunto dai propri ideali.

Mono” si distingue subito dalle altre “compagne di viaggio” per un avvio più intenso (e, possiamo aggiungere, più affascinante) che muta lestamente in un organismo musicale più stratificato volto a sostenere l’urlo disperato del vocalist degli Apatia che si scaglia stavolta contro il cosmo, l’uomo e “noi” tutti. Impossibile non apprezzare i richiami al Cristianesimo e una diretta critica sottolineata dalla parola “mono” che identifica, forse, una limitata visione, col paraocchi, della realtà da parte della corrente società.

Senza mezzi termini, il disco si chiude con “Epitaffio”, un brano che sembra evidenziare rassegnazione e dolore in forma profonda e che sfocia nello sfogo delle parole attraverso una voce che mantiene lo stesso approccio ascoltato nei precedenti brani del disco. “Epitaffio” racchiude però più momenti musicali e, nei suoi quasi 9 minuti di durata, ci concede più ri-partenze quasi come se oltre le parole ci chieda spazio anche la musica a celebrare la fine di qualcosa, come fosse un pesante velo sopra il sepolcro dell’umanità.

Link per lo streaming su Bandcamp: https://apatiats.bandcamp.com/releases

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