
In un bar nei pressi di Piazza del Popolo a Roma ho il piacere di incontrare una donna, una mamma ed una nonna “in cielo ed in terra”, come lei stessa si definisce.
Lei è Angela Mercorio, un’insegnante che ha deciso di scendere in campo per guidare la città di Trani, in Puglia.
Trani, definita la perla dell’Adriatico, sta vivendo un periodo non proprio felice.
L’attuale sindaco Amedeo Bottaro sta terminando il suo mandato e con sé porta via un capitolo di un libro che, a detta di Angela Mercorio “andrebbe riscritto per il bene della città”.
Prima di intervistare Angela Mercorio ho fatto un giro sulla rassegna stampa cittadina e ciò che emerge è una situazione complicata e, se non un altro nome di una lista civica, non ci sono ancora nomi di candidati sindaci né di destra né di sinistra.
In questo scenario c’è chi sostiene che la Mercorio potrebbe essere la persona più fidata a cui dare in mano le chiavi della città.
Angela Mercorio è nata a Capua, in provincia di Caserta, il 25 agosto 1978.
Specializzata nei Disturbi dell’Apprendimento, psicologa del lavoro e delle organizzazioni, insegnante, ma soprattutto moglie, mamma e nonna, prima di stabilirsi a Trani dove attualmente risiede, ha vissuto in diverse città
d’Italia e per qualche anno anche a Bruxelles, dove ha insegnato a L’École
Européenne. La sua sensibilità verso le disabilità, l’ha spinta a prestare servizio anche nelle scuole “speciali”, sempre nella capitale belga.
Attenta alle esigenze dei più giovani, cui fornisce supporto in maniera del tutto gratuita, ha molte passioni, ma quella che predilige e che l’ha spinta ad aprire il suo home restaurant insieme al compagno Pasquale, è sicuramente la cucina.
Angela Mercorio, perché ha deciso di candidarsi a sindaco di Trani proprio ora?
Perché Trani non può più permettersi l’irrilevanza. Ho vissuto in grandi città, all’estero, in contesti dove l’amministrazione pubblica è una cosa seria, dove i servizi funzionano perché qualcuno li ha pensati prima. Tornare qui, dopo quelle esperienze, ti fa vedere con chiarezza ciò che manca. Io mi candido perché so che Trani può funzionare meglio: l’ho visto fare altrove.
Lei parla spesso di una distanza netta dalla classe politica locale. Da dove nasce?
Nasce dall’aver conosciuto mondi diversi. Vivere fuori, confrontarsi con realtà complesse, ti obbliga a studiare, a misurarti, a non improvvisare.
Qui troppo spesso si governa per abitudine. Io porto uno sguardo più largo, meno provinciale, più esigente. E questo, inevitabilmente, crea una frattura con chi è rimasto fermo.
Quanto ha inciso, nel suo percorso, l’aver vissuto a Roma e all’estero?
Ha inciso moltissimo. Vivere in grandi città è un privilegio, ma è soprattutto una palestra durissima. Ti insegna il rigore, il confronto, il rispetto delle regole, la velocità decisionale. Ti abitua a standard più alti. Quando torni, non accetti più l’approssimazione come normalità. È quella marcia in più che oggi voglio mettere al servizio di Trani.
C’è chi sostiene che il suo programma sia “troppo ambizioso” per una città come Trani
È un’obiezione che sento spesso da chi non ha mai messo il naso fuori dal proprio perimetro. L’ambizione nasce dalla conoscenza, non dalla fantasia. Io ho visto città simili a Trani diventare attrattive, inclusive, efficienti. So che è possibile perché è già successo. Qui non serve abbassare l’asticella, serve alzarla con competenza.
In cosa si traduce, concretamente, questa visione più ampia?
In politiche pubbliche pensate come sistemi, non come interventi spot. Scuole che educano davvero all’inclusione, spazi pubblici che generano comunità, sport e cultura come motori economici, non come costi. Io ragiono come si fa nelle città che crescono: pianificazione, progettazione, valutazione. È questo che manca, ed è questo che io porto.
Lei è molto critica verso il modo in cui finora è stata amministrata Trani?
Sì, perché chi ha avuto la possibilità di vedere altro non può far finta di niente. Quando piove e la città si blocca, quando i servizi essenziali mancano e nessuno risponde, non è destino. È mancanza di metodo. Io non mi rassegno all’idea che Trani debba funzionare peggio solo perché “si è sempre fatto così”.
Essere una donna, con questo percorso, può davvero fare la differenza oggi?
Assolutamente sì. Le donne che hanno viaggiato, studiato, vissuto fuori sanno tenere insieme visione globale e attenzione locale. Io porto una
leadership ferma, competente, non urlata. Non devo dimostrare nulla, devo
solo governare bene. E questo, oggi, è rivoluzionario.
C’è chi la definisce una candidata scomoda?
Sono scomoda perché non sono ricattabile culturalmente. Non mi accontento, non mi adatto, non abbasso lo sguardo. E chi ha sempre amministrato al minimo indispensabile, davanti a questo, si sente messo in discussione.
Un ultimo messaggio ai tranesi
Trani merita standard più alti. Io li ho conosciuti, vissuti, pretesi. Ora voglio portarli qui. Non per imitare qualcun altro, ma per dimostrare che anche Trani può essere una città che guarda avanti, senza complessi e senza paura.
Facciamo il nostro grande in bocca al lupo a questa donna dagli occhi buoni.
Stefania Vaghi