
Nel nuovo singolo, Alfero trasforma una sospensione emotiva in un racconto sonoro fatto di vuoti, respiri e luce trattenuta. L’intervista esplora il silenzio come spazio narrativo, la fragilità come motore creativo e la stanza reale che diventa luogo interiore dove nasce una delle sue interpretazioni più intime.

Un caro saluto a te, Alfero . Qual è stata la scintilla emotiva che ha dato origine a “Certezze”?
“Certezze” è nata da una sensazione improvvisa dove mi sentivo abbandonato nel vuoto, nell’indecisione, una piccola ferita che mi ha costretto a rallentare e guardarmi dentro. Non è riferita a un grande evento, ma a un momento di fragilità emotiva che ha scatenato quel rapimento artistico manifestandosi totalmente nelle caratteristiche del brano.
Nel brano si percepisce una sospensione quasi cinematografica: come sei riuscito a tradurre quel silenzio interiore in musica?
L’idea era quella di lavorare per sottrazione, lasciando spazio ai vuoti, al silenzio, a quegli attimi vissuti in cui ti senti personaggio e spettatore. Ho cercato di non appesantire il brano con troppi dettagli in modo che le pause, i respiri riuscissero a sottolineare un sotto testo interiore che emerge lentamente e diventa musica. La sospensione spesso nasce proprio da quello che non viene detto.
La tua voce, sussurrata e avvolta da un riverbero naturale, sembra raccontare più di ciò che dice. Come hai lavorato su questa scelta interpretativa?
Volevo che la voce fosse un sussurro sottile, più che un canto. In modo da fargli acquisire una nuova intensità, una veste più intima, come se stessi confidando qualcosa a qualcuno nelle mie vicinanze. Il riverbero non è un semplice effetto tecnico utilizzato per riempire gli spazi, ma una scelta emotiva che segue e fa vibrare quello che non riesco a dire, un’eco in lontananza che ripete come un mantra quell’attimo.
Quanto di ciò che canti in “Certezze” nasce da un vissuto personale e quanto, invece, appartiene a una dimensione più universale?
Tutto ciò che racconto nel brano nasce da un’esperienza personale, anche se è molto evidente che quell’emozione non è solo mia ma appartiene a molti. “Certezze” parla di un momento preciso, ma comunica qualcosa che tutti possono vivere: quell’attimo in cui senti il bisogno di fermarti e ascoltarsi come non hai fatto mai.