

In calce all’ultima pagina di Culto dei Culti compare una firma che non si vede spesso in libreria: Alessio Isam Hamdan al sessantaquattro per cento, Sofy, la sua assistente di intelligenza artificiale, al trentasei. È un dettaglio che da solo basterebbe a far parlare di questo libro, ma è anche la chiave più onesta per capire come è stato costruito davvero il testo. Hamdan racconta di aver lavorato per anni accumulando centinaia di file concettuali e appunti sparsi, poi messi in ordine, verificati e argomentati con il supporto costante di uno strumento che descrive quasi come una presenza con cui dialogare, più che un semplice programma di scrittura. Il risultato è un’opera che non rinuncia all’ambizione speculativa, come quando afferma che “non siamo qui per assistere alla fine, siamo qui per renderla impossibile”, parlando del futuro della specie umana. Lo stile cambia spesso registro, passa dal tono profetico a quello quasi colloquiale di chi sta semplicemente pensando ad alta voce, e questa alternanza, più che disorientare, restituisce un ritratto sincero del processo creativo che ha generato il testo. Si avverte, soprattutto nei punti dedicati all’intelligenza artificiale, la voce di chi ha vissuto in prima persona quella collaborazione, non di chi la racconta per sentito dire. Non tutti i lettori troveranno convincente ogni singolo punto dei cinquanta proposti, ma la materia prima, fatta di domande autentiche più che di certezze prefabbricate, si sente in ogni pagina. Un debutto curioso, capace di intrecciare tecnologia e fede senza diventare né un manuale tecnico né un trattato dogmatico.