
Con Come Charlot, Alce firma un brano che è insieme atto poetico e presa di posizione, un inno alla trasformazione personale che guarda al presente senza perdere la leggerezza e l’umanità del vagabondo più celebre del cinema. Non un semplice omaggio a Charlie Chaplin, ma una vera e propria colonna sonora contemporanea che rilegge il suo immaginario alla luce delle fragilità e delle contraddizioni del nostro tempo.
Il singolo nasce come un manifesto gentile e potente: racconta precarietà economica e affettiva, manipolazione dell’informazione e ingiustizia sociale, ma lo fa mantenendo viva la convinzione che il cambiamento sia sempre possibile. La scrittura di Alce si muove lungo questa tensione, trasformando il riferimento a Charlot in un simbolo universale di resistenza, dignità e speranza, capace ancora oggi di parlare agli “ultimi”.
Dal punto di vista sonoro, Come Charlot è una miscela raffinata di cantautorato e ritmi caldi e avvolgenti. Il sassofono e la sezione fiati non svolgono un ruolo ornamentale, ma costruiscono un’atmosfera intima e profonda, che riflette la vulnerabilità e la forza del “vagabondo-errante”: una musica che accompagna il racconto senza sovrastarlo, lasciando spazio al messaggio.
In questa intervista per Cyrano Factory, Alce approfondisce il legame tra l’universo poetico di Chaplin e le urgenze dell’attualità, il valore della musica come strumento di denuncia e il significato di quell’“oro interiore” che il brano invita a cercare: una ricchezza che non si misura in denaro, ma in consapevolezza, crescita e responsabilità individuale.
Nel testo affronti precarietà, manipolazione dell’informazione e ingiustizia: cosa ti ha spinto a unire queste tematiche al mondo poetico di Charlot?
Nella maggioranza dei casi c’è sempre un pretesto per raccontare qualcosa, Charlot unisce perfettamente queste tematiche, senza la bellezza poetica non ci sarebbe neanche il piacere; per me Charlot è un’icona legata alla lotta, al cambiamento sociale ed allo stesso tempo anche alla leggerezza.
C’è un fatto di attualità che ha accelerato la nascita di “Come Charlot”?
L’anniversario dell’uscita del film “La febbre dell’oro” si lega bene all’attuale scalata in borsa dell’oro.
Le guerre in Ucraina, in Palestina ed in altre stabili cinquanta zone di conflitti nel mondo denunciano questo, che il denaro vale più della vita delle persone, e non ci rendiamo ancora conto che quelle persone siamo anche noi.
Quanto la musica può ancora essere uno strumento di denuncia efficace, oggi?
Nel 2020 in pieno periodo Covid scrissi insieme al mio amico e produttore Piero Pellicanò il brano di denuncia “Nella Pandemia”, nel testo si dice anche che la politica non può più essere finanziata con soldi privati perché ci sarà sempre un conflitto incolmabile di interessi. In America è sorto il movimento No Kings, basta re, padroni, e possiamo aggiungere egemoni che detengono la maggioranza delle ricchezze… Ne sentiamo parlare abbastanza di questi argomenti e possibilità? Nella maggioranza dei casi purtroppo i Media sono controllati ed indirizzati.
Chaplin parlava agli ultimi: chi sono “gli ultimi” per te nel 2025?
Sono quelli di sempre, che arrivano male a fine mese, oppure, come in tante zone del mondo che non arrivano neanche a fine giornata. Sono le politiche nazionali e globali che favoriscono l’ignoranza a scapito dell’istruzione e dell’educazione, come disse il ricercatore C. Moser “se l’educazione ci costa figuriamoci l’ignoranza”.
Il tuo brano invita a cercare il “proprio oro interiore”: cos’è questo oro nel mondo di oggi?
Smettere con la saga del lamento, del piangersi addosso e su tutti ed incominciare a guardarsi dentro e fare un percorso di crescita, ed oggi, nel mondo abbiamo tante possibilità in più, in un tempo dove la conoscenza è disponibile questa possibilità è una ricchezza. Si pensi ad un paragone utilizzato in sociologia in cui una persona media di oggi che legge un giornale ne sa quanto una persona vissuta in una vita intera nel medioevo. Questa occasione va finalizzata allo sviluppo della consapevolezza.