
Dietro “Energy” si nasconde un lungo lavoro di produzione, fatto di intuizioni creative, attenzione ai dettagli e una continua ricerca dell’equilibrio tra impatto sonoro e profondità emotiva. AKOLA affronta la musica come un laboratorio in continua evoluzione, dove ogni elemento viene costruito con precisione per raccontare una storia attraverso il suono. Nell’intervista rilasciata a Cyrano Factory, il producer ripercorre le fasi della realizzazione del brano, soffermandosi sul proprio metodo di lavoro, sull’importanza dell’identità artistica e sulla costruzione di un sound capace di distinguersi nel panorama elettronico contemporaneo.
Come è nata l’idea musicale di “Energy” e qual è stato il primo elemento che hai costruito in studio?
L’idea di Energy è nata dal desiderio di creare un brano che avesse movimento e anima allo stesso tempo. Il primo elemento che ho costruito in studio è stato il Groove, una base ritmica afro-house sulla quale poi ho iniziato a sviluppare atmosfera e melodia. Da lì ho lavorato sulle texture, sui suoni e sugli spazi, cercando di dare al pezzo quella sensazione di viaggio. La parte più importante è stata trovare il giusto equilibrio tra energia e profondità, perché volevo che ogni elemento avesse un significato preciso.
La produzione appare molto curata nei dettagli. Sei un produttore che lavora più d’istinto o preferisci perfezionare ogni particolare?
Direi che è un equilibrio tra istinto e ricerca. La prima fase nasce sempre dall’emozione: quando arriva un’idea cerco di seguirla senza troppe regole. Poi però arriva il momento del lavoro tecnico, dove ogni dettaglio viene analizzato e perfezionato. Sono molto attento ai suoni, agli arrangiamenti e a come ogni elemento comunica con gli altri. Credo che la spontaneità dia vita al brano, ma la cura dei particolari sia ciò che lo rende davvero completo.
Il basso e gli elementi elettronici hanno un ruolo centrale nel brano. Quanto sono stati importanti nella costruzione dell’identità sonora di “Energy”?
Sono stati fondamentali, perché il basso e gli elementi elettronici sono il cuore dell’identità di Energy. Volevo un Groove che avesse una forte presenza fisica, qualcosa che potesse funzionare in radio ma anche sostenere la parte più emotiva del brano. Ho lavorato molto sulle frequenze basse, sui synth e sulle percussioni per creare profondità e movimento. Ogni elemento elettronico è stato pensato per dialogare con la voce di Lacey e accompagnare l’ascoltatore in un viaggio sonoro. L’obiettivo era creare energia, ma con eleganza e spazio per le emozioni.
Hai scelto una produzione essenziale, lasciando respirare la voce e le emozioni. È stata una decisione presa fin dall’inizio?
È stata una scelta molto consapevole fin dalle prime fasi della produzione. Sentivo che la voce di Lacey doveva avere il giusto spazio per arrivare all’ascoltatore, senza essere coperta da troppi elementi. Ho cercato di costruire un ambiente sonoro dove ogni suono avesse un ruolo preciso. La semplicità, in questo caso, non significa mancanza di lavoro, ma il contrario: togliere il superfluo richiede molta attenzione. Volevo che il messaggio e l’emozione di Energy arrivassero in modo diretto.
C’è stato un momento durante la lavorazione in cui hai pensato: “Adesso il brano è davvero completo”?
Sì, c’è stato un momento preciso: quando abbiamo inserito la voce definitiva di Lacey e ho riascoltato il brano dall’inizio alla fine. In quel momento ho sentito che tutti gli elementi erano finalmente al loro posto: il Groove, la melodia, l’atmosfera e soprattutto l’emozione. Prima di arrivare a quel punto ci sono stati tanti piccoli aggiustamenti, perché una produzione può cambiare molto anche con un dettaglio apparentemente minimo. Quando una traccia riesce a trasmetterti qualcosa anche dopo tanti ascolti in studio, capisci che ha trovato la sua forma definitiva.
Quanto conta oggi, per un produttore, riuscire a creare un sound immediatamente riconoscibile?
Conta tantissimo, perché in un mondo dove esce continuamente nuova musica avere una propria identità è fondamentale. Un sound riconoscibile non significa ripetersi, ma riuscire a lasciare una firma nelle proprie produzioni. Per me è importante che, dopo pochi secondi di ascolto, qualcuno possa percepire un’emozione o un’atmosfera legata al mio mondo musicale. La ricerca del proprio suono è un percorso continuo: cambia con le esperienze, ma deve sempre mantenere una coerenza artistica. Credo che l’autenticità sia ciò che permette a un artista di distinguersi nel tempo.